Cos'è il progetto

La situazione attuale

Dal 1 giugno 2004 le imprese artigiane italiane hanno diritto ad operare in Svizzera, senza bisogno di alcun permesso, per un periodo massimo di 90 giorni lavorativi all’anno. Il medesimo diritto hanno le imprese svizzere verso l’Italia e gli altri paesi dell’U.E.

Le opportunità offerte dall’entrata in vigore, dal giugno 2004, della 2° fase degli accordi bilaterali tra UE e CH rappresenta un’occasione da sfruttare pienamente in tutte le sue grandi potenzialità, al fine di dare un contributo positivo alla ripresa e allo sviluppo dell’artigianato di produzione e servizio delle province lombarde di confine e alle imprese del Ticino.

L’Italia è il primo mercato di sbocco delle esportazioni del Ticino, mentre sul fronte delle importazioni ben i 2/3 dell’import del Ticino proviene dall’Italia. Quanto l’Italia esporta in Ticino è pari ad ¼ del totale delle esportazioni italiane nell’intera  Svizzera . Altro dato significativo è il peso della Svizzera per l’intera Unione Europea: comprendendo anche i servizi, la Svizzera rappresenta il 2° partner commerciale dell’UE, dopo gli USA e prima della Cina.

A fronte del peso rilevante del Ticino e della Svizzera per la nostra economia stride l’insufficiente utilizzo dei bilaterali avvenuto in questo periodo. In questi primi due anni lo sfruttamento di queste opportunità è stato numericamente limitato, geograficamente troppo circoscritto e qualitativamente inadeguato.

Il numero delle imprese artigiane, per lo più dalle province di confine, che dal giugno 2004 al giugno 2006 sono entrate in Ticino per effettuare prestazioni occasionali sono state complessivamente 552 nel secondo semestre del 2004,  1.321 nel 2005 e 776 nel primo semestre 2006. A queste vanno aggiunti i lavoratori dipendenti da aziende italiane distaccati in Ticino nel medesimo periodo, che  sono stati rispettivamente 1.436 nel secondo semestre 2004, 2.800 nel 2005 e 1.821 nel primo semestre 2006.

Apparentemente sembrerebbe un dato significativo. In realtà , se rapportato alla durata effettiva delle prestazioni occasionali effettuate (mediamente di  35 giorni nell’arco dell’intero anno) ed all’insieme dell’attività dell’economia del Ticino appare evidente la scarsa significatività del dato. Complessivamente nel 2005 abbiamo inciso per una presenza effettiva di giornate di lavoro pari allo 0,43% del lavoro ticinese.

Il calcolo va fatto contando le giornate individuali di lavoro nell’arco del 2005 effettuate dai nostri artigiani e dipendenti distaccati: sono 52.840 giornate di lavoro individuali per gli artigiani e 112.000 per i dipendenti distaccati, contro 38.112.000 giornate individuali di lavoro dei 158.800 occupati nell’intera economia del Ticino.

La presenza delle imprese artigiane delle province di confine si è quasi esclusivamente limitato ad operare in Ticino, il Cantone certo più vicino e facilmente raggiungibile giornalmente con percorsi mediamente di 30-40 minuti . Ma il Ticino rappresenta una fetta molto piccola del mercato svizzero, circa il 5%. Non è stata curata, da parte della quasi totalità delle imprese artigiane, la fetta maggiore del mercato svizzero, quello a nord delle Alpi, per il quale valgono le medesime regole di accesso esistenti per il Ticino, che può essere raggiunto per lo più con viaggi di circa 2-2,5 ore; l’area di Basilea, al confine con la Francia e la Germania, è raggiungibile in 3 ore da Como. L’ostacolo ad una maggiore presenza sui mercati svizzeri a nord delle Alpi potrebbe essere rappresentato sia dalla lingua che dalla scarsa conoscenza di questi mercati, oltre che dalla necessità di operare su quei mercati per commesse di una durata almeno settimanale, tali da giustificare il viaggio.

Pur non disponendo di dati statistici relativi ai settori nei quali le imprese artigiane di confine hanno operato in Svizzera la sensazione è che si tratti di lavori tradizionali per lo più legati all’edilizia privata o di servizio alle imprese (impiantistica, pulizie, ecc). La ricchezza dei distretti produttivi dell’area lombarda di confine potrebbe invece permettere di raggiungere presenze più significative.

Alla base di tale insufficiente sfruttamento delle opportunità offerte dai bilaterali stanno essenzialmente: una insufficiente conoscenza delle opportunità di lavoro in Svizzera, una insufficienza di servizio alle imprese interessate, una mancanza di una politica strutturata di promozione della cooperazione tra le imprese artigiane delle aree di confine della Lombardia e l’insieme dell’economia elvetica.

Obiettivi e servizi del Progetto.

Per permettere alle imprese artigiane delle province di confine della Lombardia di utilizzare pienamente le opportunità degli accordi bilaterali, C.N.A. di Como e di Varese, insieme a Confartigianato Imprese Como,  hanno promosso congiuntamente il “PROGETTO A.PLAT” (Ampliamento Progetto Lavoro Artigiano Transfrontaliero).

I principali servizi offerti dal progetto sono:

  • INFORMAZIONE sulle regole e le procedure da rispettare per poter lavorare in Svizzera;
  • ASSISTENZA in casi di difficoltà (dogana, ispettori svizzeri, ecc.);
  • PROMOZIONE rapporti di collaborazione con le associazioni e gli enti pubblici del Ticino;
  • SITO INTERNET gratuito per dare visibilità alle imprese artigiane, per favorire l’incontro diretto col mercato e le imprese del Ticino, per consultare le regole del lavoro in Svizzera.

Gli obiettivi del progetto sono:

1. Il primo obiettivo del progetto è quello di promuovere su vasta scala un’azione d’informazione e di conoscenza delle opportunità offerte alle imprese artigiane delle province di confine dalle possibilità di lavoro In Svizzera e di collaborazione con imprese svizzere, aumentando in questo modo  il  numero delle imprese artigiane delle province di confine che operano in Svizzera e con le imprese svizzere;

2. Allargare l’area di intervento in Svizzera oltre il Canton Ticino, ad alcune delle principali aree economiche della Svizzera a nord delle Alpi (Zurigo, Basilea, Berna, Ginevra, Losanna, Engadina, Grigioni);

3. Rafforzare i servizi messi a disposizione delle imprese artigiane che intendono operare in Svizzera. In particolare si tratta di:
- Assistere le imprese artigiane delle province interessate che operano in Svizzera per evitare loro problemi, sanzioni e altre difficoltà dovute all’inadeguata conoscenza delle norme per operare in Svizzera e del sistema pubblico svizzero;
-  Definire esattamente, almeno per i principali settori, i differenziali  tra le normative contrattuali e il trattamento economico complessivo  vigenti in Italia e in Svizzera. Ciò per individuare l’eventuale differenziale da riconoscere ai lavoratori italiani distaccati temporaneamente in Svizzera, in rispetto della norma prevista dagli accordi bilaterali che in materia afferma che  occorre “
garantire ad essi le stesse condizioni di vita, di occupazione e di lavoro di cui godono i cittadini nazionali”;

4. Avviare una politica strutturata di promozione della cooperazione tra imprese italiane e svizzere. L’idea è quella di favorire l’incontro tra imprese a nord e sud del confine, affinché  mettano insieme i rispettivi punti di forza: l’affidabilità e la qualità, tipiche delle aziende elvetiche, e la creatività e flessibilità, tipiche delle aziende artigiane pedemontane lombarde.
Da questo punto di vista il potenziamento e la qualificazione del sito del progetto PLAT diventerà uno strumento messo a disposizione di tutte le  aziende artigiane, per farsi conoscere in Svizzera e in Italia e per individuare e incontrarsi con possibili partner svizzeri;

5. Coinvolgere nel progetto anche le imprese artigiane di Lecco e Sondrio e le associazioni artigiane non promotrici del progetto A.PLAT: Confartigianato di Varese, Sondrio e Lecco e CNA di Lecco.